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Gestione

Il problema della gestione d'uso e di manutenzione attuale

La gestione della manutenzioneLa gestione della manutenzione

Uno dei principali problemi risiede nella gestione della manutenzione intesa sia come quella ordinaria ma anche quella straordinaria. La gestione di un centro sportivo oggi giorno si limita alla programmazione dell'attività sportiva ed alla manutenzione ordinaria che, il più delle volte, è insufficiente oppure inefficace perché mancano le competenze professionali. L'incarico è spesso a carico delle società sportive che non dispongono le risorse ed uno staff tecnico formato e tanto meno conoscono le norme ambientali. Nonostante numerose Società Sportive e Comuni hanno investito nel corso degli anni ingenti somme nella realizzazione di campi moderni, i risultati ancora oggi sono poco soddisfacenti, i costi sono elevati e l’impatto sull’ambiente non viene nemmeno preso in considerazione.

Le attuali certificazioni ambientali promosse dalla Commissione Europea richiedono la certificazione dei prodotti e dei servizi di tutta la filiera produttiva e per tutto il ciclo di vita del prodotto. Attraverso le banche dati, frutto di numerosi studi pluriennali, è possibile stimare le emissioni in CO2 delle attività antropiche con l’obiettivo strategico di raggiungere emissioni zero o meglio sequestrare il carbonio nel terreno. Ogni prodotto infatti ha tre fasi macroscopiche di certificazione: la fase A della produzione e dell’installazione fino alla consegna del bene all’uso, la fase B dell’uso e della manutenzione del bene e la fase C della dismissione del bene con lo smaltimento a rifiuto, il riciclo oppure il riuso.

La maggior parte di certificazioni ancora oggi, sono svolte nell’ambito industriale e riguardano principalmente la fase A ed in misura ridotta quella C che è già un buon punto di partenza, ma non risolutivo, se non si affronta il problema per tutto il ciclo di vita del bene. L’uso e la manutenzione del bene riguarda il periodo più lungo del suo ciclo di vita ed è proprio quello che sfugge ad ogni controllo, anche perché, il più delle volte dipende dall’utente privato che non dispone nemmeno le competenze tecniche per comprendere come usare ogni prodotto e tanto meno mantenerlo correttamente. Soltanto attraverso una manutenzione ecocompatibile possiamo prolungare la vita utile del bene ed è questo il punto centrale dell’economica circolare.

Per quanto riguarda i campi di calcio, attualmente in Italia, esiste un regolamento per la realizzazione dei campi in erba sintetica con gli opportuni controlli che è centrato esclusivamente nelle fase A e lo fa con una eccessiva scrupolosità ma, nessun processo è stato finora studiato per le altre due fasi. I campi sportivi in erba sintetica da una parte aumentano la fruibilità del campo e semplificano la manutenzione ma, in termini di sicurezza, non sembra convincere i giocatori; infatti, l’associazione di football americano NFL ha chiesto ai club di rifare i campi in erba naturale. Nel calcio, numerosi giocatori evitano persino di giocare ad un campo sintetico mentre quelli del Rugby sono alla ricerca di campi più morbidi, con maggiore trazione e stabilità. Dal punto di vista ambientale, secondo le indicazioni dell’ECHA (European Chemical Agency) i gommini d’intaso dei campi sintetici devono essere eliminati dai campi in erba sintetica per evitare il rischio di inquinamento dalle microplastiche. Per ultimo, il consumo prematuro della fibra sintetica richiede un attento monitoraggio che accorcia la vita utile di un campo interamente in erba sintetica.

Dall’altra parte i campi in erba naturale richiedono una elevata manutenzione principalmente per ripristinare le buche che si formano nella terra. Tuttavia, anche se mantenuti bene sono poco resistenti all’uso intensivo e poco resilienti ai cambiamenti climatici mentre il rischio di impraticabilità dopo una pioggia torrenziale è elevato. Nel corso degli anni sono stati sviluppati diversi sistemi di rinforzo integrati con substrati sabbiosi che rendono il campo naturale più stabile ed aumentano la sua fruibilità ma, per contro, hanno delle controindicazioni che comportano all’aumento delle spese di manutenzione ordinaria e quella straordinaria. Anche in questo caso il ripristino delle buche è necessario dopo ogni partita mentre il rischio di interventi straordinari persiste ed è altamente oneroso.

La soluzione della gestione dei campi sportivi

La soluzione oggi risiede nel sistema ibrido di progetto tipo POWERgrass perché aumenta la fruibilità, la resistenza al gioco e la resilienza ai cambiamenti climatici. Richiede quindi una manutenzione ridotta perché, in primo luogo, non ci formano le buche. Anche il rischio di interventi straordinari è ridotto qualora l’erba naturale venga mantenuta con professionalità. Nel sistema ibrido di progetto l’erba naturale è predominante, offre una maggiore sicurezza di gioco e protegge persino le fibra sintetica dagli UV del sole, pertanto, la manutenzione è propedeutica alla durata del sistema. Per questo motivo, anche la garanzia del produttore è vincolata alla corretta gestione del servizio di manutenzione.

L’ideatore del sistema, più di chiunque altro deve contribuire alla informazione e formazione degli addetti ai lavori, affinché il servizio di manutenzione venga eseguito correttamente. Tuttavia, un aspetto fondamentale della manutenzione e l’uso del campo perché l’uso improprio o eccessivo influisce direttamente alla manutenzione e alla durata del campo, perciò, limita anche la garanzia.

Nasce quindi la necessità di incaricare un unico soggetto, il cosiddetto il Gestore del centro sportivo che possa controllare bene sia l’uso sia la manutenzione perché, pur semplificando la manutenzione ordinaria di un campo ibrido, è necessaria una presenza costante di una persona qualificata per cura dell’erba che contemporaneamente avrà la facoltà di coordinare anche modalità d’uso del centro sportivo. Dal punto di visto tecnico, l’uso intensivo del campo richiede anche competenze sulla fisiologia dell’erba, sulle necessità nutrizionali ed a quali stress viene sottoposta durante la stagione calda oppure quella fredda.

In UK la figura di groundsman è fondamentale per la cura e la programmazione d’uso del campo ed ogni gestore dovrebbe disporre uno competente ma non basta. Dal punto di vista pratico e legale la persona incaricata deve essere distinto dall’attività atletica, deve collaborare con la proprietà come l’amministratore del condominio; deve rendicontare direttamente alla proprietà oppure al gestore incaricato e non ci deve essere un conflitto di interesse con l’attività sportiva. Infatti, la gestione vera propria del centro sportivo richiede uno staff tecnico ed amministrativo, per impostare un programma fattibile, in linea con i limiti tecnici dei campi da gioco. L’obiettivo del gestore è quello di rendere il campo fruibile e sicuro ma deve conoscere i limiti affinché la gestione sia sostenibile sul piano tecnico, economico ed ambientale; basti pensare che una partita sotto la pioggia in un campo naturale, coltivato su terra, può compromettere il manto erboso per tutta la stagione.

Inoltre, si ritiene che la figura del Gestore possa diventare centrale non solo per la fase B di uso e manutenzione ma anche per la scelta del sistema da installare affinché la manutenzione sia maggiormente ottimizzata fornendo veramente dei campi efficienti e sicuri, a costi contenuti.

Il Gestore deve essere qualificato sia per eseguire le opere sia per svolgere il servizio della manutenzione ordinaria secondo l’articolo 28 comma 1 del D.Lgs. 50/2016. Secondo l’orientamento normativo dovrà certificare l’impatto ambientale che la sua attività procura al territorio durante la fase di installazione, di uso e manutenzione del campo. Inoltre, dovrà contribuire al prolungamento della durata del campo, affinché l’impatto del campo nella fase di realizzazione sia ancora diluita ancora di più nel tempo.

Si ritiene che soltanto la combinazione tra i sistemi efficaci, i metodi di manutenzione ecologici e l’uso corretto del campo possano contenere le spese dirette ed indirette con un impatto ambientale positivo, rendendo i campi fruibili e sicuri per il gioco.

Nasce quindi la necessità di formare dei gestori qualificati affinché gli impianti sportivi siano sostenibili. Oltre il servizio di gestione e di manutenzione ordinaria del campo i Gestori si devono occupare anche della manutenzione straordinaria o dell’eventuale risanamento conservativo o della ristrutturazione.

Prima ancora dell’incarico al gestore, va studiato un progetto esecutivo di sostenibilità dell’incarico di gestione che comprende in modo puntuale anche la stima dei costi di uso e di manutenzione con una proiezione lungimirante atta ad aumentare la fruibilità e la efficienza delle strutture sportivi.

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