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Campi in erba sintetica

Un campo in erba sintetica senza dubbio aumenta la fruibilità di gioco e la manutenzione non richiede competenze specifiche. Tuttavia, trascurando la manutenzione si perde il diritto alla garanzia e si riduce la vita utile del campo. Seppur tutti i sistemi sintetici hanno un aspetto simile, osservando da vicino comprendiamo che non sono uguali. Ci sono diversi criteri di selezione che dobbiamo pesare correttamente per fare la scelta più adatta alle proprie esistenze “non esiste il campo perfetto”.

Il campo in erba sintetica simula sempre di più il gioco sull’erba naturale

I giocatori amano giocare sull’erba naturale ma, spesso la scelta ricade nel campo in erba sintetica per aumentare l’uso durante la stagione agonistica. Laddove il gioco è intensivo mantenere un campo in erba naturale in buone condizioni non è facile durante tutta la stagione agonistica, le zolle si sollevano ed il rischio d'infortuni aumenta. Quindi, considerando la prima regola per il gioco sicuro "il terreno di gioco deve essere uniforme e planare" un campo di erba sintetica è meglio di un campo in erba naturale in presenza di buche pericolose.

Secondo molti giocatori, il gioco sull'erba sintetica è diverso rispetto a quello su erba naturale e tanti attribuiscono maggiori rischi d'infortuni sui crociati, sulle caviglie ed avvertono spesso mal di schiena perché il campo sintetico è più duro. Tuttavia, è bene comprendere che la maggior parte di questi rischi si possono attribuire al fatto di cambiare tipologia di campo tra partite ed allenamenti, perciò, alternare campi naturali e sintetici non è una buona strategia.

Il campo in erba sintetica aumenta la fruibilità e richiede manutenzione costante 

L’erba sintetica rappresenta la soluzione ideale per il gioco intensivo, soprattutto in quelle strutture dove la manutenzione è saltuaria, la disponibilità dell'acqua per l'irrigazione è carente oppure manca il personale qualificato per la cura dell’erba naturale. La manutenzione dell'erba sintetica è più facile e non richiede personale qualificato ma, senz'altro, bisogna svolgerla con continuità se si vuole conservare a lungo il proprio investimento.

 

 così importante. la frequenza dipende da numerosi fattori può incidere 

Come sempre per fare la scelta giusta, bisogna verificare le caratteristiche dei singoli componenti e del sistema installato da personale esperto, perché l’esperienza insegna che “non tutte le ciambelle vengono con buco giusto”.

L'industria ha prodotto fibre artificiali sempre più simili all’erba naturale e materiali d’intasamento sempre più “ecologici” che fanno assomigliare sempre di più la superficie da gioco in erba sintetica a quella in erba naturale.

La nostra società ha avuto l’opportunità di collaborare con i principali produttori Italiani ed esteri, costruire oltre 200 campi, valutare e scegliere la partnership con una azienda Italiana che è un passo avanti in termine di innovazioni.

Campo sintetico di EscolcaCampo sintetico di Escolca

Nel 2013, come tutti i settori anche il mercato dell’erba sintetica è in forte crisi. Solo chi dispone idee e prodotti innovativi riesce a mantenere un percorso stabile ma oggigiorno abbiamo l'esperienza per scegliere il sistema migliore. Perciò, per individuare quello più adatto è bene conoscere alcune variabili che possono vincolare o meno la scelta definitiva, in funzione alla destinazione d’uso e il budget a disposizione tenuto conto anche dell'impatto ambientale, durante il periodo d'uso e di manutenzione così come a fine ciclo di vita, e le spese necessarie per il ripristino della superficie a nuovo.

1. La prima scelta riguarda l’altezza della fibra dell’erba sintetica.

Oggi nel mercato troviamo manti sintetici di varie altezze, a partire dai 6 mm per l’erba decorativa ad arrivare a 70 mm per il gioco Rugby con tutti gli intervalli intermedi: 6, 11, 15, 20, 25, 30, 35, 40, 45, 50, 55, 60, 65 e 70 mm. Ad esclusione del manto da 6 mm usato prevalentemente per l’arredo, tutti gli altri manti artificiali sono studiati per svolgere diverse discipline sportive.

L’erba da 11 mm viene usata per il Hockey, quella da 15 mm per il tennis, quelle da 20 e 25 mm per i campi polivalenti (calcio e tennis) e sono tutti intasati con la sabbia silicea.

I manti di ultima generazione con gli spessori da 40 ai 60 mm sono studiati principalmente per il gioco calcio. Le altezza invece da 65 e 70 mm sono studiate per il gioco del Rugby. Ricordare sempre per più alta è l’erba più materiale di intaso viene usato, più “elastica” diventa la superficie da gioco.

Osservando un manto sintetico è bene comprendere che l’altezza e qualità della fibra sintetica sono importanti perché, nel suo interno, devono contenere l’intaso stabile e garantire una maggior durata. Una fibra di altezza maggiore contiene più intaso prestazionale che permette di affondare meglio i tacchetti delle scarpe del giocatore; allo stesso tempo, ha una vita più lunga, considerando che il consumo della fibra è progressivo dall’alto verso il basso, che è più esposta al sole. Per esempio, in un tipico manto artificiale da 60 mm i primi 10-12 mm sono intasati con sabbia per rendere stabile il manto sintetico e gli ultimi 15 mm devono sporgere in superficie per dare l’aspetto verde, perciò restano 33-35 mm in mezzo, i quali sono riempiti con l’intaso prestazionale per sostenere il giocatore. Quando la parte superficiale inizia a consumarsi, man mano si abbassa lo spessore del manto per farlo durare qualche anno ancora.

2. La seconda scelta riguarda la tipologia del filato d’erba. 

Con l’introduzione dei manti artificiali nel mondo del calcio, l’attenzione si è spostata ai campi sintetici. Tanti nuovi progetti sono stati realizzati in breve tempo. La concorrenza tra i produttori italiani ha permesso l’introduzione di nuovi prodotti, qualitativamente superiori agli standard Europei, iniziando con il filati singoli (il mono-filo) a sostituzione del vecchio fibrillato, successivamente il mono-filo è diventato più spesso, >250 micron invece di 100 micron, più morbido in polietilene invece di polipropilene e resiliente con nervature per mantenere una posizione eretta quindi essere meno esposto al sole e avere una sollecitazione minore al consumo.

L’esperienza ci ha insegnato che le fibre sintetiche piatte non sono resilienti e restano sdraiate sulla superficie ma anche quelle con nervature centrali oppure multiple molto spesso tendono a spezzarsi dopo pochi anni perciò, bisogna prestare attenzione alle garanzie offerte per la fibra ed il numero dei cicli lisport che è in grado di sopportare perché, dalle sue caratteristiche dipende in gran parte la durata del campo.

Negli ultimi anni la ricerca di alcuni produttori di fibre sintetiche ha sviluppato diverse tipologie molto promettenti che abbiamo selezionato per offrire maggiore sicurezza e durata più lunga.

3. La terza scelta riguarda la tipologia del backing dell’erba sintetica.

Oltre la fibra nel manto sintetico un aspetto importante riveste il backing, il supporto delle fibre sintetiche. Il backing è composto da un supporto primario, di solito un geotessile in polipropilene laddove vengono trapuntate (tufting) le fibre sintetiche ed un supporto secondario per bloccare (tuft lock) le fibre sintetiche al supporto primario, di solito un collante in lattice di SBR o poliuretano che offre una adesione maggiore che comunque deve essere superiore ai 30 N.

La maggior parte dei produttori qualificati oggi offrono prodotti di qualità equivalenti, indipendentemente dalla tecnica adottata. Tuttavia, in tema di eco-compatibilità è noto che il lattice in gomma e il poliuretano sono termoindurenti perciò è impossibile fonderli per riciclare il manto sintetico a fine ciclo di vita. Esiste però un nuovo metodo che usa una mescola di gomma termoplastica e polietilene al per saldare le fibre sintetiche al supporto primario che garantisce i parametri minimi di saldatura (tuft lock) e rende il manto sintetico totalmente riciclabile poiché è possibile fonderlo ed disporlo per altri usi industriali.

Per questo motivo abbiamo selezionato nella nostra offerta, il backing per l’erba sintetica riciclabile ed altamente drenante per mitigare i danni dagli eventi atmosferici e per limitare i danni all’ambiente a fine ciclo di vita del manto sintetico, in linea con i principi della Green Economy.

4. La quarta scelta riguarda la tipologia d’intaso prestazionale.

Il manto sintetico viene di norma riempito con la sabbia, nota anche come intaso di stabilizzazione, necessaria per fermare il manto artificiale sul terreno. Quelli con altezza spessore ai 40 mm dopo il primo strato di sabbia, sono riempito con granuli elastici, noti come intaso prestazionale per rendere più morbida la superficie e consentire la interazione dei tacchetti delle scarpe del giocatore con la superficie da gioco. La tipologia d’intaso prestazionale riempie il manto artificiale lasciando sporgere fuori terra il filato per circa 12-15 mm, lo mantiene in posizione verticale e protegge anche il filato artificiale dall’usura del gioco calcio. Le varie tipologie d’intaso prestazionale impiegate negli ultimi anni hanno avuto una evoluzione ancora più importante rispetto ai filati d’erba. Oggi sono disponibili diversi tipi, riepilogati in seguito nell’ordine in cui sono stati introdotti nel mercato:

  1. i granuli in gomma SBR, di pneumatici riciclati, che hanno fatto parlare tanto i giornali per l’effeti pericolosi per la salute, non sono più ammessi nel regolamento LND,
  2. i granuli in gomma vergine di primo utilizzo in EPDM (rif. LND n. 2) oppure in termoplastico (rif. LND n. 1), hanno un costo elevato ma non sempre corrispondono ad valore aggiunto in termine di qualità,
  3. i granuli di gomma SBR nobilitati, (rif. LND n. 5) i pneumatici riciclati, rivestiti con una resina poliuretanica per inibire il rilascio di polveri nocivi. Il materiale più resistente al calpestio e il più economico ammesso nel regolamento LND,
  4. le miscele di materiale organico vegetale rivestito con le resine poliuretaniche (rif. LND n. 4), poco diffuso nel mercato di cui si sa veramente poco,
  5. le miscele di materiale organico vegetale con granuli di gomma SBR nobilitati (rif. LND n. 3) nella misura massima del 30% che riteniamo sia un giusto compromesso tra durata e comfort,
  6. le miscele di materiale organico vegetale puro al 100% che richiedono una manutenzione elevata per il dissodamento del materiale organico che si compatta ed il reintegro della parte che si degrada nel tempo e/o vola via con il vento. (rif. LND n. 6),

Esperienza nel corso degli anni ha rivelato che la gomma termoplastica si compattata facilmente e talvolta "fonde" formando un blocco unico mentre, d'altra parte il rimbalzo della gomma SBR è eccessivo ed il cattivo odore non viene eliminato nemmeno con il rivestimento. Per quanto concerne l'intaso prestazionale 100% organico vegetale galleggia facilmente durante forti precipitazioni, conserva eccesso di acqua durante l'inverno e la maggior parte si degrada facilmente dall'attività biologica e dal calpestio dei giocatori. Nei climi caldi e secchi abbisognano di grandi quantità di acqua per mantenere i granuli umidi ed evitare loro di essiccarsi e diventare polvere dal calpestio intensivo.

La miscela mix organico vegetale miscelato eventualmente con la gomma è un ottimo compromesso: utilizza materiale organico rinnovabile di sughero e cocco, miscelato con la gomma nobilitata e rientra nella categoria d’intasi LND n. 3; coniuga resistenza al calpestio e consistenza per garantire stabilità e ritorno d’energia al giocatore. Se ben areato resiste maggiormente al gelo invernale ma allo stesso tempo trattiene l’umidità necessaria per abbassare la temperatura d’estate rispetto ad altri intasi di sola gomma. Una miscela centrata che mantiene le proprietà prestazionali durante l’anno. Un prodotto che li abbiamo attribuito il voto migliore per il rapporto qualità/prezzo che rispetta l'ambiente perché aggrega i granuli di gomma.

Con l’utilizzo di materiale d'intaso naturale, d’origine vegetale, si rende la superficie da gioco più stabile e confortevole, ma non bisogna dimenticate che un bel campo sintetico deve essere realizzato su idoneo sottofondo stabile e planare che faccia defluire rapidamente l’acqua piovana. Inoltre, l'intaso naturale di origine vegetale richiede innaffiature regolari per mantenere la sua elasticità ed il piano di manutenzione ordinaria deve prevedere il reintegro dell'intaso una o due volte all'anno perché si consuma facilmente.

5. La quinta scelta oggi ricade sui materassini sotto il manto sintetico.

Questa soluzione non sempre si è dimostrata la strada migliore perché in passato abbiamo visto che tanti materassini sono stati associati al drenaggio orizzontale mentre altri tendono a cedere e perdere l'efficacia.

Esistono però prodotti innovativi che promettono una lunga durata e prestazione garantite uniformemente per un periodo molto più lungo della durata del manto stesso tanto da consentire anche un secondo ciclo di vita cambiando quindi la parte superiore del manto. Tuttavia, è bene associare questa soluzione ad un sottofondo a drenaggio verticale per preservare anche il drenaggio dell'acqua rallentando maggiormente il deflusso verso la rete fognaria.

I materassini spesso sono poi associati ai sistemi con l'intaso 100% organico vegetale per evitare ogni contatto con il giocatore dei granuli di gomma e mitigare allo stesso tempo al rischio di produrre micro-plastiche ed inquinare l'ambiente.

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